Como ha regalato al mondo una parola che oggi si legge su ogni caricabatterie del pianeta, e se ne vanta pochissimo. Alessandro Volta nasce qui il 18 febbraio 1745 e qui muore il 5 marzo 1827: nel 2027 cadono i duecento anni dalla sua morte, e la Fondazione Alessandro Volta li ha raccolti sotto il nome 200VOLTeVOLTA. Ma la ricorrenza è la parte meno interessante. La parte interessante è che le tracce di Volta a Como si possono camminare in un giorno solo, una dietro l’altra, con una funicolare del 1894 nel mezzo. Tre opere costruite in sua memoria — non da lui — due sul lungolago e una lassù sul crinale, una torre bianca di ventinove metri che di notte lampeggia tricolore.
Questa è quella giornata, nell’ordine in cui conviene farla: si comincia in basso, si sale a metà mattina, si mangia in alto e si torna giù per la sera.
Mattina: gli strumenti veri, dentro il Tempio Voltiano
Si parte dal lungolago, davanti a una rotonda di pietra chiara che sembra un tempio romano finito per sbaglio in riva a un lago prealpino. È il Tempio Voltiano: l’ha disegnato l’architetto comasco Federico Frigerio, è stato costruito fra il 1925 e il 1927 e ha aperto al pubblico il 15 luglio 1928, cioè un secolo dopo la morte dell’uomo a cui è dedicato.
Dentro non ci sono riproduzioni: ci sono gli strumenti originali di Volta, quelli che ha maneggiato lui. Ed è qui che la giornata prende la sua piega, perché quando ti trovi davanti a un oggetto di ottone e legno annerito e capisci che da lì è cominciata la corrente continua — quella che nel 1800 Volta ottiene impilando dischi di metallo diverso separati da panno bagnato — l’idea astratta di “elettricità” diventa una cosa che sta in una vetrina, sotto la luce, alta quanto un avambraccio. Il resto della giornata è il tentativo di capire quanto in grande la stessa idea sia stata raccontata dopo di lui.
Sul lungolago: The Life Electric, in mezzo all’acqua
Si esce e si prosegue verso piazza Cavour, tenendo il lago a sinistra. In fondo alla Diga Foranea, il molo che chiude il primo bacino, c’è una lama d’acciaio inox alta come un albero e lucida come una posata. È The Life Electric di Daniel Libeskind, inaugurata il 2 ottobre 2015: 29 tonnellate di acciaio, due sinusoidi che si allontanano l’una dall’altra.
Non sono un ornamento. Sono le iniziali di Alessandro Volta, e insieme sono il disegno della tensione fra i due poli della pila: due curve che si respingono, e quello che passa in mezzo. Ci si arriva camminando sulla diga, con l’acqua sui due lati, e quando ti giri per tornare indietro il colpo d’occhio è quello che dà la struttura a tutta la giornata: sopra il tetto della città c’è la montagna, e sulla montagna, piccolissima e bianca, si vede la torre. Quello è il punto dove si pranza.
Piazza De Gasperi: sette minuti in verticale, dal 1894
La stazione di partenza è in piazza De Gasperi, all’estremità est del lungolago. La funicolare Como-Brunate è stata inaugurata l’11 novembre 1894: da allora fa lo stesso mestiere, portare la gente da riva del lago al paese di sopra in sette minuti.
Sette minuti sono pochi per un mezzo di trasporto e sono tantissimi per un cambio di scenario. Ci si siede in salita — il pavimento della cabina è a gradoni, come una tribuna — e dal vetro posteriore il lago comincia ad allargarsi: prima i tetti in coppi, poi la cupola del Duomo, poi tutto il primo bacino, poi le rive fino al ramo di Como che si infila fra le montagne. Nel frattempo cambia l’aria. Entri con l’umido caldo del lungolago e ne esci con qualcosa di più asciutto e più fermo, quel silenzio che hanno i paesi in pendenza dove non c’è traffico di passaggio perché non si passa: si arriva. Se vuoi i dettagli su orari e frequenze, li abbiamo raccolti nella guida completa alla funicolare Como-Brunate.
L’aria cambia: la salita a San Maurizio
Dalla stazione alta del paese al Faro c’è circa 1,8 chilometri di strada, con 200 metri di dislivello. Si sale per la vecchia mulattiera verso la località San Maurizio, e la salita è la parte del giorno che la gente sottovaluta e poi ricorda.
Si cammina fra i muri di cinta delle ville Liberty costruite dai comaschi e dai milanesi dopo il 1894, quando la funicolare rese improvvisamente raggiungibile un crinale che prima era solo per chi aveva gambe e motivi religiosi: cancellate in ferro battuto, decori floreali, torrette, glicini che d’aprile scavalcano i muri e ti cadono addosso. Ogni tanto la strada gira e per due secondi il lago riappare da un’angolatura nuova, sempre più in basso. Il rumore di fondo si riduce a tre cose: i tuoi passi, il vento negli alberi, e qualche campana. Un approfondimento sul quartiere e sulla sua storia sta nel pezzo su il Faro Voltiano e San Maurizio.
La terrazza del Faro: 8 settembre 1927, e tutto quello che c’è intorno
Poi la strada spiana e la torre ti arriva addosso tutta in una volta. Il Faro Voltiano sta in cima al Monte Tre Croci, a circa 900 metri di quota, a San Maurizio, nel Comune di Brunate. L’ha progettato l’ingegnere Gabriele Giussani, è una torre ottagonale di 29 metri ed è stata inaugurata l’8 settembre 1927: nel 2027 compie cento anni, lo stesso anno del bicentenario di Volta. Anche questa, come il Tempio e come la scultura sulla diga, non è opera sua: è una cosa che gli hanno costruito attorno, un secolo dopo, per dire grazie.
La terrazza esterna alla base della torre è sempre accessibile e gratuita, ed è il punto panoramico a 360 gradi più alto della zona. Il giro di orizzonte, da lì, si fa in senso orario e vale la salita: il ramo di Como del lago che si stringe fra le pareti, le Alpi Orobie e Lepontine che salgono a scaletta fino al Monte Rosa, poi la curva improvvisa in cui la montagna finisce e comincia la Pianura Padana, piatta fino a dove non si vede più. Nei giorni chiari, in mezzo a quella pianura, si distingue un punto d’oro: è la Madonnina del Duomo di Milano. E quando fa buio la lanterna comincia il suo giro bianco, rosso e verde, visibile fino a 40 chilometri di distanza — cioè visibile da mezza Lombardia, che era esattamente l’idea del 1927.
Si mangia qui, a circa 200 metri dal Faro
Dalla terrazza al nostro tavolo ci sono circa 200 metri. Non è un dato di marketing, è la ragione per cui il pranzo sta in mezzo a questa giornata e non alla fine: da lassù non si scende per mangiare, si attraversa la strada.
E c’è un motivo migliore. Secondo il FAI, Alessandro Volta ha passato a Brunate i primi trenta mesi della sua vita, affidato a una balia. Prima delle pile, prima del Tempio, prima della torre e della scultura: i suoi primi due anni e mezzo di respiro sono stati questi, quest’aria, questo silenzio, questa luce che alle tre del pomeriggio arriva di taglio. Si mangia dove ha imparato a camminare l’uomo che poi ha dato il nome all’unità di misura della tensione elettrica.
La sala di MamaGina Brunate ha una terrazza aperta su 180 gradi di lago, e la cucina fa un mestiere semplice fatto bene: gli Spaghetti MamaGina, la Lasagna MamaGina che esce ancora borbottando, il Mega Tiramisù che si divide in due e non basta mai. Il tempo giusto da starci è quello di un pranzo che non guarda l’orologio, perché fuori la vista fa il suo lavoro da sola. Se dopo il caffè hai voglia di camminare ancora, le altre cose da fare a Brunate partono tutte da qui a piedi.
Si scende
Il ritorno si fa nel momento in cui la luce gira. In autunno, che è la stagione in cui questo posto dà il suo meglio — ne abbiamo scritto in l’autunno sul Lago di Como — succede fra le quattro e le sei, quando i castagni intorno alla mulattiera diventano gialli e il lago passa dall’azzurro al piombo in venti minuti. Vale la pena fermarsi cinque minuti su un muretto prima di rientrare in paese: dove guardare il tramonto a Brunate è una questione di dieci metri, non di chilometri.
Poi la funicolare, di nuovo sette minuti, ma al contrario: e al contrario è meglio. In discesa il lago non si allarga, ti viene incontro. Le luci di Como si accendono a scaglioni mentre scendi, il Duomo prima del resto, e alla fine la cabina rientra nella città come una mano in un guanto. La discesa serale ha una sua liturgia, raccontata in la funicolare di sera.
Sera: Como accesa, e la luce lassù
E qui la giornata trova la sua fine, che non è in alto: è in basso. Si esce da piazza De Gasperi e si cammina verso il centro con le gambe stanche nel modo giusto, dentro la città vecchia chiusa nella sua cerchia medievale: piazza Duomo, con la cattedrale che tiene insieme gotico e rinascimento come se nessuno se ne fosse accorto, il Broletto a strisce di marmo bianco, grigio e rosso accanto ad essa, poi via Vittorio Emanuele e i portici, poi piazza Cavour che di sera si apre sull’acqua nera con i tavolini fuori.
E se in piazza Cavour ti giri e alzi la testa verso la montagna, sopra il profilo del paese c’è un punto di luce che gira: bianco, rosso, verde. È il Faro, ed è dove eri a pranzo. Ecco perché questa giornata va fatta in questo ordine e non nell’altro: perché finisce con te che dalla città guardi in alto il posto dove hai mangiato, mentre quel posto ti fa segno. Il 2027 — bicentenario della morte di Volta, centenario del Faro — è l’anno giusto per farla. Ma la torre lampeggia ogni sera, anche stasera.
L’itinerario del giorno intero, ora per ora
Un giorno sulle tracce di Volta: dal Tempio sul lago alla luce sul Monte Tre Croci. Tempio Voltiano 1 ora · lungolago e Diga Foranea 1 ora e 15 · funicolare 7 minuti · salita al Faro 1,8 km con 200 m di dislivello · terrazza 1 ora · dal Faro al ristorante circa 200 metri · totale, dalle 9.30 alla discesa serale: una giornata piena. D’inverno anticipare tutto di due ore.
Il trittico voltiano in un giorno funziona per una ragione geografica: le tre opere stanno una sopra l’altra. Si comincia a livello del lago, si passa sull’acqua, si finisce a 29 metri sopra la vetta del Monte Tre Croci. In quest’ordine la giornata ha una direzione: la pila, la tensione, la luce.
Ore 9.30 — il Tempio Voltiano. Si parte dai Giardini a Lago di Como, dalla rotonda neoclassica dell’architetto Federico Frigerio, costruita fra il 1925 e il 1927 e inaugurata il 15 luglio 1928. Dentro ci sono gli strumenti originali di Volta: non modelli, gli oggetti veri. Un’ora è la misura giusta. È l’unica delle tre opere che ha una porta e un orario, quindi è quella da mettere per prima, quando la giornata è ancora tutta davanti.
Ore 10.45 — The Life Electric. Dal Tempio si prosegue lungo il lago verso Piazza Cavour e da lì si imbocca la Diga Foranea. In fondo, sulla punta, c’è l’opera di Daniel Libeskind inaugurata il 2 ottobre 2015: acciaio inox, 29 tonnellate, due sinusoidi contrapposte che valgono insieme le iniziali di Alessandro Volta e la tensione che si genera fra i due poli della pila. Guardatela dal lato lago, con la città alle spalle: da quel punto si vede anche la montagna dove si andrà nel pomeriggio, e si capisce quanto è alta.
Ore 12.00 — pausa in città. Un’ora e mezza in centro serve a spezzare la giornata prima della salita, e a non arrivare in funicolare con lo zaino pieno di fretta.
Ore 14.00 — la funicolare del 1894. Sette minuti e si è a Brunate. La linea è stata inaugurata l’11 novembre 1894 ed è il pezzo che tiene insieme tutto l’itinerario: senza di lei, i 200 metri di dislivello fra il Tempio e il Faro sarebbero un’escursione a sé.
Ore 14.15 — la salita al Faro Voltiano. Circa 1,8 chilometri di strada asfaltata, 200 metri di dislivello, a passo tranquillo. Si arriva in località San Maurizio, alla torre ottagonale di 29 metri dell’ingegnere Gabriele Giussani, inaugurata l’8 settembre 1927 per i cento anni dalla morte di Volta. La terrazza esterna alla base è ad accesso libero: la vista gira a 360 gradi ed è la più alta della zona.
Ore 15.00 — un’ora in terrazza. È il momento in cui il pomeriggio comincia a scendere di luce. Verso ovest il Monte Rosa; verso sud la Pianura Padana e, se l’aria è pulita, la Madonnina del Duomo di Milano; sotto, il ramo di Como del lago con i traghetti che lasciano la scia. Un’ora non è troppo: la vista cambia ogni venti minuti.
Ore 16.30 — aperitivo al tramonto, a circa 200 metri dal Faro. Si torna verso il paese e si è alla nostra terrazza, che tiene il lago su 180 gradi. È l’ora in cui il sole passa dietro le montagne e l’acqua cambia colore: dall’azzurro al piombo in una ventina di minuti, con la luce dorata che resta sui muri di Brunate. Un Negroni e la terrazza bastano.
Ore 19.30 — la cena. Spaghetti MamaGina, Lasagna MamaGina, e il Mega Tiramisù come chiusura: la cucina italiana che ci si aspetta dopo una giornata così, con il lago che di sera diventa una macchia nera con i lumi intorno.
La discesa, al buio. L’ultima cosa della giornata è anche la più bella: quando si scende, dietro di voi il Faro Voltiano manda il suo fascio bianco, rosso e verde, che nelle notti limpide si vede fino a 40 chilometri di distanza. Dal lungolago di Como, guardando in alto, c’è la luce del punto dove eravate al pomeriggio. Il trittico si chiude lì.
Domande frequenti
Come ci si arriva da Como al Faro Voltiano?
Dalla stazione di piazza De Gasperi la funicolare Como-Brunate, inaugurata l’11 novembre 1894, sale in sette minuti. Dalla stazione alta al Faro, sul Monte Tre Croci in località San Maurizio, ci sono circa 1,8 chilometri di strada con 200 metri di dislivello, su una vecchia mulattiera.
Quanto tempo ci vuole davvero per la giornata intera?
Una giornata piena. Il Tempio Voltiano chiede almeno quaranta minuti, il lungolago fino a The Life Electric una ventina, la funicolare sette minuti per tratta, la salita al Faro 1,8 chilometri con 200 metri di dislivello, più il pranzo e la sera in centro.
In che ordine conviene farla?
Dal basso verso l’alto, e poi giù: prima il Tempio Voltiano del 1928 e The Life Electric sulla Diga Foranea, poi la funicolare, poi il Faro del 1927 e il pranzo a San Maurizio, e la chiusura serale nel centro di Como.
Che differenza c’è fra le tre opere dedicate a Volta?
Nessuna delle tre è opera sua: sono state costruite in sua memoria. Il Tempio Voltiano di Federico Frigerio (1925-27, aperto il 15 luglio 1928) custodisce i suoi strumenti originali; il Faro di Gabriele Giussani, ottagonale, alto 29 metri, è dell’8 settembre 1927; The Life Electric di Daniel Libeskind, 29 tonnellate, è del 2 ottobre 2015.